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Sfogo antisociale

Continuiamo a comprare, a produrre, ad inventare. Abbiamo scarpe e telefonini e computer e automobili...tutto sempre più efficiente, tutto sempre più veloce, tutto sempre più comodo, tutto sempre più inquinante. Davvero crediamo che avere una macchina più potente o più veloce ci renda più felici? Ma a che serve tutto questo?. E' davvero necessario avere il telefonino, il pc, la televisione, i beni di consumo di qualunque tipo? Avremmo la possibilità di soddisfare il fabbisogno di tutti, invece siamo troppo miopi per vedere solo il guadagno dietro ogni cosa, ma non è colpa di nessuno, il fatto è che siamo miliardi. Ogni comunità è enorme, la tentazione di guadagnare è grande quando il mercato è così vasto. Dovremmo vivere in comunità più ristrette, in spazi a misura d'uomo. Vado in giro in città e penso: ma perchè c'è tutto questo? Per l'utilità di chi c'è lo stato, l'economia, i confini, le guerre...E' difficile pensare ora a cosa potremmo rinunciare in cambio della felicità, siamo troppo dentro a questa società per poter solo pensare di vivere in maniera diversa. Solo a pensare che mi si tolga la musica o i libri divento pazzo, però immagino un mondo in cui tutte queste cose non si conoscono, non si conosce la tecnologia, non si conosce l'ipod, la porsche, il frigorifero, la medicina o l'ingegneria meccanica. Non barattereste queste cose con una vita meno caotica, con un po' di felicità? Ogni tanto penso: ma un aborigeno che conosce solo la sua tribù, sente il bisogno di qualcos'altro? Esistono culture in cui contare oltre il due è ritenuto privo di significato e noi cerchiamo di dividere il neutrino in due. Chi è nel giusto? Viviamo in una società che poggia sull'insoddisfazione e sull'invidia. Abbiamo cento e vogliamo mille, ci serve sempre qualcosa in più, sfoghiamo il nostro stress causato dal produrre per il profitto di qualcun'altro comprando roba, oppure cercando una distrazione magari vedendo una partita o giocando alla playstation. Ma se ci mettessimo veramente ad analizzare materialmente il tempo che dedichiamo a noi stessi rispetto a quello che dobbiamo trascorrere impelacati nei meccanismi sociali, quanto ci resta? Non siamo mai liberi davvero, possibile che il senso dell'esistenza (occidentale) sia quello di lavorare per tutta la vita per mandare avanti il meccanismo? Quando sei nato non ti puoi più nascondere, c'è la scuola, il catechismo, l'università se vuoi, e poi inevitabilmente il lavoro. Chi sceglie l'università protrae solo per qualche anno in più la sensazione di star facendo qualcosa per se stesso, quando in realtà sta già mettendosi in mano del suo futuro datore di lavoro, è solo decidere quando iniziare a diventare parte del tutto, a 14, 19 o 25 anni. E' davvero questo il senso della vita? Questa piccola parentesi di luce che si apre su un buio eterno, si apre solo per farci lavorare? C'è anche a chi dice bene, per carità, ma nei casi più comuni vedo gente che lavora 10-12 ore al giorno, metà giornata via così. Poi c'è il sonno, i pasti...diciamo 8 ore (io ne userei di più)...Su 24 ore dobbiamo passarne quasi 20 tra farci il culo e ricaricarci di energia, viviamo solo un sesto della nostra giornata liberi di fare quello che vogliamo. Che poi non è nemmeno vero, perchè in quelle ore libere c'è la stanchezza, i cazzi e i mazzi come si dice qui. L'uomo non era un animale? Gli animali te lo insegnano fin da piccoli che fanno quattro cose nella vita: nascono, mangiano, crescono, si riproducono e poi schiattano, senza pensieri, senza stress. Allora qual è il vantaggio di essere uomini, di avere l'intelligenza? Dovrebbe essere un dono, dovrebbe elevarci sopra le altre specie. Ci permette di avere case più calde o cellulari più piccoli ma ai fini di ciò che conta davvero, cosa comporta la ragione? Niente, la felicità non è una cosa che si controlla col telecomando del cervello, non puoi convincerti di essere felice o infelice, devi esserlo o non esserlo. E la nostra non è una società felice. Finchè sarà così le altre specie saranno sempre spanne avanti a noi.

Pubblicato il 24/1/2007 alle 23.23 nella rubrica Diario.

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